Verde pubblico o verde privato?
Ad ottobre del 2025, la Giunta Pilotto ha celebrato con dichiarato orgoglio l’approvazione, unitamente al Regolamento sul verde urbano cittadino anche della disciplina della normativa sul verde privato, dando così piena attuazione alla L 10/2013.
Evento storico (oramai la politica ci ha abituati a sentir qualificare tale qualsiasi fatto, anche se di mera ordinaria gestione).
Noi però abbiamo rilevato, stupiti e costernati, che la nostra Amministrazione, presa dall’entusiasmo di aver colmato tale lacuna, ha colto l’occasione per distinguersi “democraticamente” gravando i privati, possessori anche di un solo pezzetto di terra alberato, di oneri ed obblighi quasi dovessero fare ammenda - per il passato il presente ed il futuro - del degrado arboreo della città e dell’inquinamento ambientale.
Più ancora di quello prodotto dalla stessa Amministrazione con i suoi provvedimenti sulla gestione del traffico veicolare in città.
E così, scavalcando lo spirito del legislatore del 2013 nella regolamentazione monzese non è stata fatta alcuna distinzione, conglobando in un unicum qualsiasi albero su terreno privato, senza precisarne in alcun modo, neppure approssimativamente, le sue dimensioni, forse rimettendo alla fase esecutiva ( quindi foriera di abusi ed incongruenze) la definizione delle caratteristiche che potevano determinare, nel caso di necessità o di volontà di rimozione l’assoggettamento alla procedura controllata dagli organi comunali. In più, ha introdotto il principio della compensazione, dimenticando ogni specificazione quantitativa.
Si potrebbe ipotizzare: -1 in area privata + 1 in area pubblica, oppure +1 nella sua stessa area privata.
E se gli alberi fossero più di uno?
Ma se è riservata al “proprietario terriero” la scelta se rimettere la pianta, invece che a casa sua, sul terreno pubblico, o fosse a ciò costretto dal Comune per qualche ragione, e se il terreno pubblico non fosse proprio davanti, dietro o sul lato della sua casa per tre anni questo povero cittadino si dovrebbe armare di taniche, forbicioni, bombolette spray contro i parassiti, e ,via via che l’albero o gli alberi crescono, eventualmente di scale per la potatura, nonché, pensiamo, di ramazze e scope per non abbandonare gli scarti, ed eventualmente di un furgoncino per trasportare il tutto se troppo lontano”: infatti per tale durata temporale è obbligato alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle alberature messe a dimora per almeno tre stagioni vegetative (testuale).
Ovvio che se è tanto ricco potrà appaltare la cura ad una impresa di giardinaggio promuovendo il suddetto settore economico!
Ma quale è il redattore di tale strampalata e vessatoria disposizione, ragionevolmente sospettabile anche di antigiuridicità, imponendo al cittadino, se non abbiente, e quindi impossibilitato ad accedere ad una struttura vivaistica, l’esecuzione personale di una prestazione fisica!
E come ha fatto una Giunta ad approvarla ed un Consiglio a votarla?
E non ci vengano a dire che poi la soluzione la si trova con il solito compromesso : paga , sia perché non tutti i possessori di una casa con quattro alberi sono “proprietari terrieri” e dunque ampiamente abbienti, sia perché ogni norma per essere rispettata deve essere definita con precisione sotto ogni profilo: precisamente descrittivo del comportamento e precisamente definitorio della sanzione, anche come ipotesi alternativa!!!!!!! e la conversione in moneta non è stata assolutamente considerata!
Ma se l’Amministrazione, per ben operare come suo dovere, avesse avuto cura di “istruirsi”, avrebbe potuto leggere gli equivalenti regolamenti di Milano, Bergamo, Como (tanto per fare esempi a noi vicini) dove avrebbe trovato in proposito delle scelte diametralmente opposte : avrebbe trovato che alla base della gestione del verde privato, com’è giusto (e questo si’ democratico) quelle amministrazioni cittadine hanno posto la sollecitazione al formarsi di una positiva solidarietà individuale con l’Amministrazione pubblica per salvaguardare la vivibilità del nostro ambiente, con disposizioni collaborative ed orientative e mai sanzionatorie o coercitive.
Ancora una volta l’amministrazione monzese sbaglia grossolanamente proprio nel rapporto con la città: non si tratta di una “amministrazione” ma un “governo” arrogante, con tutta la carica di reciproca estraneità che questo ultimo termine esprime!
Concludiamo con un punto interrogativo. Ora come si orienterà l’Amministrazione Comunale con il bosco spontaneo formatosi laddove era stato progettato il Polo Istituzionale, trattandosi di terreno di proprietà dello Stato e sul quale l’Agenzia del Demanio, che ne ha la gestione, ha programmato di realizzare interventi immobiliari speculativi?
Imporrà una equivalente superficie arborea, per un equivalente numero di alberi, in altra parte del territorio comunale che le assegnerà, e che l’Agenzia statale dovrà gestire per tre anni con le necessarie opere ordinarie e straordinarie di manutenzione, o giocherà furbescamente sul concetto di “pubblico”?
Ma il Regolamento, ci sembra, come verde pubblico considera e disciplina soltanto quello esistente su terreno comunale, e allora?
Ma no, dimenticavamo che quel BOSCO, per l’Ass. Lamperti è solo un ammasso di sterpaglie e piante infestanti